Al Comune Rustico

Published by Giant Trees Foundation 22 June 2017
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Avevo conosciuto Erwin alla serata tenutasi ai Colonos

Avevo conosciuto Erwin alla serata tenutasi ai Colonos, organizzata dal sempre attivo Federico Rossi. Mi aveva raccontato del suo ristorante ma soprattutto del suo albero, un grande ippocastano, che ornava il cortile della vecchia osteria e sotto il quale gli avventori bevevano il famoso aperitivo alla genziana. “Perfino il Carducci era solito giocare a briscola sotto quel vecchio albero“, mi aveva detto orgoglioso nel suo italiano dall’accento Triestino, questo ragazzo intraprendente che dall’Albania era venuto a crearsi un futuro prima a Trieste e ora nella “profonda” Carnia, gestendo con passione e maestria l’albergo ristorante “Al Comune Rustico” di Arta Terme. “Perché domenica non andiamo a vedere l’Ippocastano di Erwin?” mi chiese Giorgio, evidentemente impaziente di scoprire nuovi luoghi del Friuli. “Sarà una bella giornata di sole, possiamo andare in moto e poi fermarci a mangiare”. Detto fatto, siamo partiti, di domenica mattina, in compagnia di Martina, che non era mai andata in moto e a cui avevo promesso un giro, e ci siamo presentati da Erwin, naturalmente senza nessun preavviso. Ci ha però accolti con grandissimo affetto ed entusiasmo e, offrendoci il famoso aperitivo alla genziana (amarissimo ma buonissimo) ci ha portati quasi subito a vedere il famoso albero. Il grande ippocastano occupa quasi per intero, con la sua chioma, il piccolo spazio all’aperto dietro al Ristorante.

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Sono un titolo

Sono un sottotitolo

Purtroppo è stato potato piuttosto male circa cinque anni fa, e dai grossi tagli sono ripartiti numerosi polloni per cercare di ricostruire una chioma che era stata azzerata. Abbiamo subito voluto arrampicarlo, per procedere ad una ispezione visiva della parte aerea, e, portata tutta l’attrezzatura sotto i grossi rami, Giorgio ed io siamo saliti fino in cima, sotto gli occhi stupiti e attenti di qualche avventore curioso ma soprattutto di Erwin. Numerosi rami e rametti secchi si sono staccati dalla chioma durante la nostra progressione verso la parte più alta, segno che l’albero ha già iniziando a selezionare i rami che andranno a costituire la nuova chioma. Purtroppo sui vecchi tagli di potatura, dove la corteccia non ha più difeso il legno interno, anche i funghi che degradano il legno stanno facendo il loro “sporco” lavoro. E’ una guerra tra organismi incredibili, pieni di risorse e di voglia di vivere. L’albero, che ricrea nuovi tessuti di sostegno e nuovi rami anche in zone inaspettate e i funghi, agenti di carie che, penetrati dalle ferite, degradano il legno più antico, diminuendo capacità di tenuta e vitalità della pianta. Una guerra amplificata dall’ignoranza dell’uomo che l’ha scatenata con una potatura scriteriata. Una guerra i cui esiti saranno comunque nefasti e che le conoscenze e la tecnologia dell’uomo, possono forse rallentare ma mai del tutto eliminare. Dalla cima dell’albero, mentre Erwin ci guarda sorridente, penso che siamo medici delle cause perse. 

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Possiamo solo rallentare il declino di questi enormi giganti

A volte anche di parecchi anni. Ma è pur sempre un declino. Guardo le montagne attorno, trapuntate di alberi. Per fortuna le piante sono più forti della nostra presunzione e della nostra stupidità. Scendiamo e, ospiti di Erwin, assaggiamo le sue specialità, gli splendidi antipasti, i famosi cjarcons, il cervo e il petto d’anatra e gli stuzzicanti dolci fatti in casa. Passiamo il pomeriggio a parlare, mentre altri paesani, saputo del nostro arrivo, ci segnalano altri alberi importanti e particolari in zona, come un vecchio abete rosso cresciuto con i rami intrecciati come un labirinto verticale, sicuramente da andare a conoscere. “Il Carducci, come molti grandi poeti, era forse un ubriacone che soleva sedersi sotto il grande ippocastano a sorseggiare il vino e a giocare a carte, parlando con i valligiani. Ma amava quell’albero. E anche per me è diventato importante. E’ parte della mia storia qui. Del mio ristorante. Lo voglio curare.” Guardo il sorriso buono di Erwin, Capisco che il grande ippocastano, con la sua incredibile voglia di vivere, nonostante tutto, attraverso i secoli e in una terra inospitale, è quasi il simbolo della passione di questo ragazzo e della sua voglia di riuscire a far qualcosa in questa Carnia, che è diventata la sua nuova patria. “Ci proveremo, Erwin. Ti prometto che ci proveremo” penso tra me, senza dire una parola. Poi riprendiamo le nostre moto. In una splendida domenica pomeriggio. Grati per aver incontrato nuovi alberi e volti di uomini vitali e veri.