Forest Summer School 2021

Published by Giant Trees Foundation 30 July 2021
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Passo del Pura,

prima edizione della Forest Summer School 2021, a cura della Giant Trees Foundation

guardo le foto dell’altr’anno, visi sorridenti, movimento, un po’ di stupore, alcuni di spalle altri chini sul lavoro. Un lavoro che si riprende anche quest’anno, perché il tempo che passa lo consuma, lo tinge di ogni colore sulle stagioni che di corsa si susseguono. L’inverno scorso è stato magico, intorno ai tre metri di neve e quasi venti gradi sottozero hanno in parte lasciato diverse cose da risistemare come così pure i temporali di questa estate

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Non resta che tirarsi su le maniche e con i dovuti accorgimenti iniziare a lavorare. La premessa è imperniata sulla sicurezza nel cantiere una trattazione introduttiva che “informa” sui rischi del lavoro in bosco, del cantiere e delle attrezzature da utilizzare. In ogni modo si cerca di migliorare la “forma mentis” proprio sulla consapevolezza di come comportarsi nel lavoro sicuro, così da vivere questa settimana in modo gratificante e soprattutto senza graffi!

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Nel bel tempo che ci accompagna per quasi tutta la settimana, eccetto un pomeriggio di pioggia, mettiamo le mani sui sentieri, sulle capannine informative crollate sotto il peso della neve, sui recinti strappati anch’essi dalla neve. Ripristiniamo i percorsi ancora non ristabiliti, riempiamo le fosse lasciate dai mezzi che hanno recuperato e recuperano ancora il troncame risulta dalla tempesta Vaia (26-30 ottobre 2018). Ripariamo le fettucce del recinto del campo sperimentale (i nuovi piantamenti per il futuro della foresta) in posizione, così da proteggere le giovani piantine dal brucare degli ungulati. Si sa, i germogli teneri fanno sempre gola! Piantiamo centinaia di nuovi alberelli pronti a ripopolare altri campi, in posizione più elevata, prossimi al Rifugio Tita Piaz. Questa voglia di crescere che farà, costruirà, almeno in questi ambiti, la nuova biodiversità, il verde in aiuto al verde del luogo.

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Le due classi fuse insieme (II e III) del Liceo Scientifico Galileo Galilei di Trieste, vedono molti dei ragazzi dello scorso anno, ritornati per riprendere questi lavori anche faticosi, ma pur sempre utili. È davvero onorevole vedere il loro ritorno, comprendere quanto sia piaciuta la scorsa edizione e quanto la si voglia, appunto, ripetere. E non solo per l’ambiente, ma anche, se non soprattutto, per comprendere il significato di lavorare insieme, di conoscere i sistemi nell’operatività, i metodi, gli attrezzi, insomma come lavorare con altri in ambiti fino a poco prima mai toccati. L’esperienza lavorativa nasce anche da questi momenti formativi, dove ciò che si fa non è necessariamente ciò che si farà in futuro, ma permetterà di ricordare come stare con gli altri, come comprendere e fare proprie le esperienze degli istruttori. Un lavoro che facendolo insegna come fare altri lavori.

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E nell’occuparsi di tutte queste incombenze, che vedono quasi solo salite e discese, ci si rende conto di tantissime altre cose, dal vociare festoso dei ragazzi al sudore della fatica, dai richiami degli istruttori nelle distrazioni ai momenti aggregativi delle pause.

Ma nel scendere per poi salire innumerevoli volte sul sentiero si scoprono tanti altri pezzi di natura, di vita, di altro che ci sta intorno e che ci osserva sapendo del nostro passaggio, chissà con quale umore. Impronte di animali da riconoscere, fiori, voli di uccelli tra le cime degli alberi con il loro richiami, paesaggi, colori con tutte le sfumature possibili. A volte ci si ferma per riprendere fiato e in una pozzanghera si vedono tanti girini, un attimo di vita appeso al filo della pioggia, potranno crescere e diventare rane se continuerà a piovere…

Insomma, la natura che ci circonda, anche se facile da osservare, non sempre la si può scorgere in tutte le sue sfaccettature, bisogna cercare di approfondire in ogni modo la ricerca e parlarne, sentire da altri, che qualcosa di più sanno, ciò che possa essere utile per “vedere” meglio quello che si è sempre trascurato, chissà, forse semplicemente per la fretta di passare.

 A volte ricordiamo con stupore particolari in qualche modo visti di sfuggita, ci siamo passati davanti tante volte, ma non li abbiamo mai focalizzati, transitando da quelle parti proprio tante volte abbiamo chiuso sempre più gli occhi fino ad attraversare il percorso nel più piatto degli automatismi. Questo meccanismo si ripete innumerevoli volte nella nostra vita, lo riproponiamo tutti i giorni, quasi inconsapevolmente, perdendoci così piccoli o grandi dettagli tanto straordinari nel momento che si possono cogliere. E quando ce ne rendiamo conto stupiamo per esserci stupiti, balziamo sulla meraviglia come trofeo dello sguardo, per poi ricordarla nelle serate con gli amici.

E anche di quelle il gruppo si è nutrito, musica e canzoni dal vivo in un meraviglioso “dal vivo” che indubbiamente nutre il cervello, seda lo stress, ci riporta ad un’umanità che non deve mai essere rara e riempie di vivacità le espressioni di quella gioventù che rapisce anche chi osservando in sordina l’ha superata, la gioventù dell’animo. Forse con una nota di velata tristezza nel ricordare i tempi passati della mano che scrive, ma poi, in quei momenti, tale è il vociare, il suono della chitarra e le mani che applaudono gioiose, così da lasciare comodamente la malinconia in qualche cassetto della memoria facile a perdersi… e il fuoco non si arrende nelle le voci che brillano.

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Nel concludere questa meravigliosa esperienza al Passo del Pura si ricontrolla quanto svolto, si correggono i piccoli errori, si verifica la robustezza, l’efficacia di ciò che si è realizzato. È un riscontro della bontà degli insegnamenti, e giustamente dell’accoglimento degli stessi, non mancano commenti, tutti insieme vediamo quanto fatto dagli altri, da noi stessi e poi dagli altri. Un po’ ci gongoliamo, perché nel riconoscere gli sforzi fatti dagli altri vediamo i nostri. Poi, è anche un aggiustare il tiro, la prossima volta la stessa cosa la faremo meglio, si migliora anche così, si cresce sempre nella vita, in ogni momento, anche così.

La Giant Trees Foundation cresce con i ragazzi che crescono e si rinnovano. Un domani faranno loro da guida ad altri in occasioni simili, dove occorre sapere che l’uomo può aiutare la natura sostanzialmente crescendo in se stesso la consapevolezza, la comprensione di come vivere nella natura a misura della natura. Questi grandi impegni che in qualche modo portiamo avanti non sono neppure la punta di uno spillo in un oceano, se paragonati all’immensità del luogo nel quale viviamo, dove non capendo distruggiamo, sperperiamo. Ma da punta di uno spillo possono diventare contagio e via via raccogliere sempre più condivisione, sino a permettere all’umanità di porgere alla natura stessa “Pachamama” quel dovuto profondo rispetto che fino ad ora non abbiamo in alcun modo saputo comprendere. Troppe volte per mettere la nostra coscienza a posto abbiamo fatto e rifatto infinite inutilità, contato massa e numeri, calcolato e ipotizzato futuri prevedibili in formule incredibilmente stupide, proprio quando l’entropia della nostra madre terra non sottostarà mai e poi mai ai nostri funambolici pensieri. Se vogliamo rimanere in armonia con tutto ciò che ci circonda dobbiamo pensare e diventare parte integrante del mondo in cui viviamo, spogliandoci delle convinzioni essenzialmente legate al falso “benessere” che da secoli rincorriamo.


Grazie ragazzi e proseguite anche voi in questo cammino!  

 di Luigi Delloste

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