La Dignità di Morire-02

Published by Giant Trees Foundation 21 November 2021
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Ho un lavoro splendido.

Da oltre 30 anni cerco, misuro e curo giganti verdi nel mondo e nella mia Regione

Proprio ieri mi sono imbattuto in una magnolia stupenda. In Villa Ottelio a Ariis di Rivignano. Un esemplare unico in Italia, composto da oltre 20 fusti nati in cerchio dai rami dell’albero madre. Sono entrato nella cupola di questo bosco incantato di gemelli dalle diverse età e mi sono commosso. La voglia di vivere della vecchia pianta non ha generato figli, ma esseri identici a lei, tramite riproduzione vegetativa, tramite incredibili propaggini naturali, evidentemente perché in quel luogo si trovava bene, il terreno era buono, e, per un certo lasso di tempo, era stato abbandonato dall’uomo. E’ proprio in queste condizioni che l’albero ha capito che poteva moltiplicarsi e rivivere in altri fusti.

Vi racconto questo, perché oggi è la giornata mondiale dell’albero, di questi esseri viventi cui dobbiamo la vita su questo pianeta, ma anche perché rientrando sono passato davanti alla rotonda in costruzione all’entrata di Campoformido e ho visto il triste destino di un altro gigante. Il grande Cedro, su cui a lungo si è discusso, con alcuni rami spaccati di recente, alcune radici mozzate dai lavori, la cima che inizia rapidamente a seccarsi, il cemento e le ruspe che hanno già occupato il suolo che lo sosteneva. Ancora in piedi, agonizzante.

Alcuni mesi or sono, durante un sopralluogo congiunto alla presenza dei tecnici comunali, di FVG Strade e dei rappresentanti dell’Amministrazione di Campoformido che volevano tentare di salvare l’albero mi ero espresso piuttosto drasticamente: “L’albero è già ammalato, presenta marciumi radicali, ha subito negli anni l’ingiuria di fulmini e di danni da vento, è stato potato drasticamente alcuni anni addietro. Il suo destino è segnato e per questo non può essere inserito nell’elenco dei monumentali. Inoltre non può certo sopportare uno spostamento e neppure lo stress derivante dai lavori. Dovrebbe quindi essere abbattuto prima dell’inizio della costruzione della rotonda.”


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Nello stupore generato dalle mie parole,

poichè tutti si aspettavano da me una soluzione per salvare la pianta,

 avevo aggiunto che per conservare il lavoro prodotto dall’albero in tutti gli anni di vita, il tronco avrebbe potuto essere utilizzato per creare un’opera d’arte da piazzare al centro della rotonda. Avrebbe ricordato l’albero ma ancor più avrebbe mantenuto l’anidride carbonica immagazzinata nei suoi tessuti durante tutta la sua vita. Inoltre, con i soldi risparmiati per curare o spostare inutilmente un esemplare irrecuperabile, si sarebbero potuti piantare migliaia di nuovi alberi.

Sono infatti profondamente convinto che dobbiamo salvare i grandi alberi ma anche che l’accanimento terapeutico sia assolutamente deleterio per questi giganti. A volte infatti risulta preferibile il prelievo e la conservazione del loro DNA (attraverso semi o micropropagazione o talee) piuttosto che spendere inutilmente soldi pubblici per tenere in piedi moribondi che non hanno più futuro, diventano pericolosi per la pubblica incolumità rischiando di cadere e non possono più fornire alcun beneficio ecosistemico.


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E qui è proprio il punto dolente che vorrei evidenziare in questa giornata:

stiamo assistendo in questi giorni ad una miriade di iniziative per piantare nuovi alberi (mille miliardi !?)

ma nessuno si domanda dove li pianteremo, come li pianteremo, con quali forze e con che modalità, quali specie utilizzeremo, dove reperiremo un così alto numero di piante, con quali fondi e quali saranno le strutture che si accolleranno la loro cura dopo l’impianto. Ci riempiamo la bocca di ecologia e di protezione della natura, ma non sappiano neppure quali siano le esigenze di un albero. Non li sappiamo potare, non li sappiamo piantare, non li sappiamo curare. In realtà, di questi esseri che gratuitamente ci hanno regalato un pianeta in cui vivere, sappiamo pochissimo. Ma pretendiamo di conoscerli e di interpretare correttamente ciò di cui hanno bisogno.

Ebbene, a volte hanno bisogno almeno della dignità di morire da alberi, senza essere lasciati morire, agonizzanti, in mezzo ad una piazza, deturpati da ruspe e uccisi dal cemento. Tra lo sconforto e la commiserazione di molti, con il dispendio di soldi di tutti, con il pericolo che crollino addosso ai passanti. Nel bosco un albero si sacrifica per la vita dei sui figli, per il mantenimento della foresta o per creare humus alle nuove generazioni. Nei nostri giardini, nelle nostre piazze, nei nostri viali, gli alberi devono essere conservati al meglio per regalare a tutti bellezza, ossigeno, ombra, gioia. Ma quando giunge la loro ora, dobbiamo avere il coraggio di farli morire con dignità.

Senza asservirli ai nostri piccoli giochi di potere, alla nostra ipocrisia o alla nostra ignoranza.

Ecco, oggi passando sotto il cedro di Campoformido, guardatelo e capirete che, nel nostro orgoglio, troppo poco conosciamo di questi giganti e che anche una dignitosa morte può essere l’inizio di un nuovo bosco.