Le Douglasie

Published by Giant Trees Foundation 14 October 2016
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Mentre qualcuno inizia a pensare al pranzo e Simone mette in carica tutte le batterie, io e Nazareno guardiamo e misuriamo da terra col laser altre piante. Un pino normandiana, alcune sequoie, un incredibile pino nero e alcune duglasie. Prima di pranzo prendiamo l’auto e ci avviamo lungo il sentiero forestale per dirigerci a “La Mandria”, verso la famosa particella n. 90, dove ci dovrebbero essere le douglasie più grandi d’Europa. “Pensa che una è stata sradicata dal vento quasi 10 anni fa e così a terra l’abbiamo misurata. Faceva oltre 60 metri”, racconta Nazareno.

In cuor mio penso che abbiano sbagliato e provo a buttarla là “Secondo me non ci sono in Italia alberi che superano i 55 metri”. Tutte le misurazioni precedenti alle nostre, dimostrano che si è sempre esagerata l’altezza degli alberi, attribuendogli altezze che non raggiungevano. Certo però che misurare un albero caduto a terra è più semplice e non dovrebbero aver sbagliato di tanto per cui mi resta il dubbio. Ma si sa, gli anni modificano i ricordi e il passaparola può abbondantemente distorcere la realtà.

Salendo incrociamo il Land Rover di Valerio. Quando sa che andiamo a “La Mandria” gira l’auto e ci segue. Anche lui è curioso. Scavalliamo il monte e ci fermiamo in una piccola radura. Gli alberi sembrano veramente molto alti ma è quasi impossibile “battere” l’inizio del fusto e la sommità della cima stando a terra, per cui il nostro laser non serve a molto. Camminiamo col naso all’insù tra questi splendidi esemplari di douglasia, attraversando un piccolo ruscello. Sull’altro crinale intravedo il fusto di una pianta non grossa come fusto ma piuttosto filata. Potrei provare a misurarla. Vedo anche la cima.

Punto il laser. Tutti mi osservano in silenzio. Per la prima volta in tutto il viaggio, lo strumento elettronico mi ritorna una misura oltre i 55 metri. Quell'albero filato, che si allunga a cercare la luce senza preoccuparsi di irrobustire il suo fusto misura quasi 57 metri. Quando dico la misura, Valerio e Nazareno sorridono felici. Avevano intuito i miei dubbi e la mia incredulità. “Avevate ragione – ammetto sincero – qui di sicuro passiamo i 55 metri. Andiamo a mangiare e il pomeriggio veniamo su, li arrampichiamo e li misuriamo”.

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Sto per salire sul fuoristrada di Valerio quando mi accorgo che c’è uno spiraglio per battere il colletto e la cima di una grossa douglasia proprio sul ciglio della strada. Per curiosità ci provo. Prendo di nuovo il laser che porto alla cintola insieme alla cordella metrica in acciaio. Punto il colletto e poi la cima. Ripeto nuovamente la misura stupito. Lo strumento per la prima volta in Italia evidenzia una misura superiore ai 60 metri! Per la precisione 61,20. Ripeto più volte la lettura. Risultati molto simili si possono leggere sul display elettronico. Siamo tutti euforici quando scendiamo a valle. Pranziamo insieme ai forestali che ci ospitano nella loro foresteria e mettiamo a punto, in un breve briefing col caffè in mano, le modalità operative e i compiti di ognuno. “Ragazzi forse ci siamo. Se non ho sbagliato la misura potrebbe essere la pianta più alta d’Italia”. Mi guardano eccitati.

“Ci sono due grosse douglasie nella particella 90, proprio ai margini della strada, che si guardano da vicino. Le saliremo tutte e due, così possiamo riprendere le cime e traguardare bene da una all’altra. Da sopra possiamo controllare se sono effettivamente le più alte. Una cosa però: fate parecchia attenzione. I rami più bassi sono tutti secchi, la parte centrale si può scalare agevolmente, la cima invece si rastrema moltissimo, i rami sono sottili come il mio pollice, probabilmente dovremo utilizzare l’asta da 6 metri per fare la misurazione perché sarà troppo pericoloso salire l’ultimo tratto. La cima potrebbe rompersi facilmente sotto il nostro peso. Tra il primo di cordata e il secondo mantenete una distanza di sicurezza di almeno 5 metri”.

Li guardo tutti negli occhi, uno ad uno. Forse sono pronti, forse ci siamo. Speriamo.