Spedizione nei Balcani - 2018

Gli alberi e la guerra

Siamo convinti che il più alto albero autoctono d’Europa sia ancora da scoprire. Nelle regioni Balcaniche si nascondono, tra foreste primarie e grandi boschi, luoghi poco conosciuti e alberi di dimensioni straordinarie.

Luogo ed esploratori

Il Territorio

La penisola balcanica, anche conosciuta come Balcani, è una penisola dell'Europa orientale che è delimitata a ovest dal mare Adriatico, a sud-ovest dal mar Ionio, a est dal mar Nero e a sud-est dal mar Egeo.

Prende il nome dal sistema montuoso omonimo che si trova tra Serbia e Bulgaria, il cui nome di origine turca significa semplicemente "monte".

Le caratteristiche del territorio, solcato da catene montuose parallele che ostacolarono il movimento in direzione nord-sud e una colonizzazione uniforme già ai tempi dell'espansione greco-romana, e la sua stessa collocazione geografica contribuiscono a spiegare le tormentate vicende storiche che hanno caratterizzato la penisola.[..]

I Balcani in cifre

  • Superficie: ca, 700.000 km2

  • Popolazione: 50.000.000 ab.

Fonti: Wikipedia
  • Andrea - responsabile scientifico

  • Aldo - responsabile logistica

  • Gianni - esperto informatico e tecnico misurazioni

  • Roberto - storico e fotoreporter

  • Branko - guida e interprete

  • Maria - guida e fotografa

I NUMERI PRICIPALI

Km percorsi: 3.000

Durata spedizione: 14 giorni

N. alberi misurati con laser: 123

N° specie arboree censite: 9

Pianta più alta misurata: 59,71 m

Pianta più grossa: circonferenza 13,56 m

Pianta più vecchia: oltre 1000 anni

Località esplorate

Bosnia - Erzegovina, Montenegro, Macedonia, Albania, Grecia.

Località esplorate: Balcani

Regione ricca di fiumi e foreste, alcune di tipo primario, con diverse zone climatiche, dove si intervallano canyons scavati nelle rocce con altipiani e grandi laghi.

Le principali specie arboree sulle zone montane sono il pino nero, l’abete bianco, l’abete rosso il faggio e l’acero montano, scendendo verso la pianura inframezzati alla flora mediterranea spesso si trovano enormi castagni, querce e platani.

Informazioni generali della regione

  • Superficie: ca, 700.000 km2

  • Popolazione: 50.000.000

  • Temperatura media: 8.0 °C

  • Precipitazioni medie di 547 mm.

Fonti: Wikipedia / climate-data.org

Alberi Giganti dei Balcani

Il nostro obiettivo principale era ricercare e misurare abeti bianchi e abeti rossi di dimensioni notevoli, avendo trovato in bibliografia che tra queste foreste si potevano nascondere alberi autoctoni tra i più alti d’Europa.

01. Abies Alba

    Curiosità

  • Al momento della nostra scoperta questo albero è risultato il più alto abete bianco d’Europa ed anche il più largo.
  • Nome proprio: Doria GTF
  • Nome comune: abete bianco
  • Nome scientifico: Abies Alba
  • Circonferenza: 7,13 m
  • Altezza: 59,71 m
  • Età: oltre 300 anni
  • Località: Biogradska gora
  • Stato: Montenegro

02. Picea excelsa

    Curiosità

  • Questo è l’abete rosso più alto che siamo riusciti a trovare, proprio vicino all’abete bianco gigante. Di sicuro ce ne sono altri più grandi in questa area.
  • Nome proprio: Ervino GTS
  • Nome comune: abete rosso
  • Nome scientifico: Picea Excelsa
  • Circonferenza: 3,58 m
  • Altezza: 53,20 m
  • Età: oltre 250 anni
  • Località: Biogradska gora
  • Stato: Montenegro

03. Platanus orientalis

    Curiosità

  • Abbiamo accuratamente misurato uno dei platani più grossi dei balcani. Il Platano di Ohrid.
    Dovendo constatare che la circonferenza effettiva era di ben 5 metri inferiore a quanto riportato in bibliografia. Ma abbiamo trovato anche moltissimi altri platani enormi e spettacolari.
  • Nome proprio: Ohrid Plane
  • Nome comune: platano orientale
  • Nome scientifico: Platanus orientalis
  • Circonferenza: 13,56 m
  • Altezza: 16,20 m
  • Età: oltre 1000 anni
  • Località: città di Ohrid
  • Stato: Macedonia

04. Abies borisii regis

    Curiosità

  • È il cosiddetto abete bulgaro. Nella zona in cui l’abbiamo trovato non cresce molto ma è certamente uno degli alberi più particolari che abbiamo incontrato.
  • Nome proprio: non attribuito
  • Nome comune: abete bulgaro
  • Nome scientifico: Abies borisii regis
  • Circonferenza: 2,91 m
  • Altezza: 31,20 m
  • Età: oltre 250 anni
  • Località: Pelister Park
  • Stato: Macedonia

05. Pinus peuce

    Curiosità

  • È l’abete caratteristico della Macedonia, forma boschi fitti, con sottobosco di felci.
  • Nome proprio: non attribuito
  • Nome comune: pino macedone
  • Nome scientifico: Pinus Peuce
  • Circonferenza: 3,48 m
  • Altezza: 28,10 m
  • Età: oltre 250 anni
  • Località: Pelister Park
  • Stato: Macedonia

La spedizione

Timeline con i momenti più significativi della spedizione nei Balcani

01

06 luglio 2018 PARTENZA

Le nostre moto cominciano a rombare all’alba. L’appuntamento è oltre confine, in Slovenia per incontrare Branko e Maria. Ci siamo tutti. Si Parte.

02

07 luglio 2018 SIPOVO

La prima tappa è già in Bosnia, ma il tempo è assolutamente sfavorevole. Abbiamo viaggiato tutto il giorno sotto la pioggia. Ma la sera siamo accolti a Sipovo, un villaggio di palafitte costruite in un bosco sopra un esteso corso d’acqua. Ceniamo con trote appena pescate.

03

08 luglio 2018 KAMENICA

Ancora pioggia, che ci accompagna attraverso tutta la Bosnia. Attraversiamo, dopo essere stati splendidamente ospitati da un amico di Branko, i boschi di Kamenica, lungo una strada bianca che si dipana sulle pendici dei monti.

04

10 luglio 2018 DURMITOR

Sarajevo, il quartiere ottomano, la Drina, il ponte, l’albergo degli orrori di Visegrad, fino a salire verso il Durmitor. I pini a strapiombo sulle rocce guardano i nostri motori rombare.

05

12 luglio 2018 INIZIA LA RICERCA

Ormai siamo in Montenegro. Una delle poche foreste primarie d’Europa ci attende. Attraversiamo il più grande canyon europeo, la valle del Tara e finalmente entriamo nel Biogradska Gora Park.

06

13 luglio 2018 BIOGRADSKA GORA PARK

Qui è in gioco il successo della nostra spedizione. Il maltempo finora ha inficiato i nostri tentativi di ricerca. Ma oggi c’è il sole. Ci dividiamo in tre squadre: Aldo e Roberto perlustrano le rive del lago, Branko e Maria la parte più a valle, Gianni e Andrea saliranno verso la cima.

07

13 luglio 2018 GIGANTI CADUTI

Nella parte bassa non ci sono alberi degni di nota, attorno al lago grandi faggi, abeti e aceri, svettano oltre i 40 metri, ma nessuno sorpassa i 50 metri. Salendo il versante più a nord la pianta più grande che Gianni e Andrea misurano arriva a 53 metri. Ma molti alberi, certo più grandi, sono purtroppo distesi a terra, vittime di una forte tempesta.

08

13 luglio 2018 LA CHIAMATA

Speriamo di trovare qualche superstite all’ecatombe ma arriviamo in cima senza risultati. Andrea decide allora di entrare nella foresta senza una direzione precisa. Qualcuno lo chiama.

09

13 luglio 2018 DORIA GTF

In mezzo a un piccolo avvallamento si staglia da lontano. È lui. Oltrepassa di parecchi metri tutti gli alberi intorno. Ci avviciniamo e il suo fusto enorme ci meraviglia. È l’abete bianco più grande d’Europa!

10

14-19 luglio 2018 Ohrid

Potrebbe bastare per dar significato al nostro andare, ma le scoperte non sono finite, boschi naturali di enormi platani, castagneti ultracentenari, roverelle enormi che spuntano tra la campagna, fino a ridefinire la incredibile circonferenza del platano di Ohrid.

La spedizione - La storia

Quando Aldo disse ad Andrea che volevano esplorare i Balcani per conoscere più da vicino la storia e le città, d’impeto, come suo solito, Andrea rispose:lo sai che tra quelle foreste si nasconde più di un grande albero? Forse, con un po' di fortuna, si potrebbe misurare uno dei più grandi alberi europei!”. “Ma andremo in moto!” “Ho già messo a punto un kit ultraleggero di arrampicata che posso tranquillamente portare al posto del passeggero”.

Non passò molto tempo che la spedizione si delineò in componenti e percorso, unendo agli interessi scientifici di ricerca e misurazione dei grandi alberi, anche quelli storici, turistici ed enogastronomici. Nel team ognuno aveva trovato la sua specializzazione, anche se di arboricoltore nel senso stretto del termine, c’era solo Andrea. Il percorso era stato studiato soprattutto per raggiungere i grandi alberi di Bosnia, Montenegro e Macedonia, ma avevamo lasciata aperte anche la possibilità di esplorazione di Albania e Grecia.

Ci si aspettava molto soprattutto dal Montenegro poiché c’era una foresta primaria, cioè una foresta dove l’impatto umano può ritenersi trascurabile da almeno qualche secolo, e quindi il bosco subisce un’evoluzione molto simile a quella che avrebbe in natura una foresta vergine. La foresta era quella di Biogradska Gora Park, che essendo la prima riserva forestale naturale istituita in Europa per volere del re Nicola I nel 1878, era concordemente ritenuta, in tutta la letteratura scientifica, una miniera di grandi alberi.

La scelta delle moto come mezzo di trasporto avrebbe consentito spostamenti rapidi, su tracciati non sempre adeguatamente segnalati e percorsi relativamente agevoli lungo le molte strade bianche che intendevamo affrontare.

Avevamo scelto il mese di luglio per la stabilità climatica, ma quasi subito questa scelta si rivelò errata. I primi quattro giorni li passammo viaggiando in moto sotto la pioggia. A volte si trattava di una pioggerellina poco fastidiosa, a volte invece diveniva acquazzone insidioso per dei centauri ben carichi di attrezzatura e che avevano scelto tortuose strade secondarie per esplorare boschi e territori poco noti.

In Bosnia veniamo generosamente ospitati da Arnel, un amico di Branko: memorabili le colazioni accompagnate dai ritmi balcanici della sua fisarmonica. Nonostante l’impegno dei nostri amici interpreti, le domande sulla guerra ottengono risposte evasive e reticenti, lasciandoci intuire l’esistenza di ferite ancora aperte e l’acqua che scende incessante dal cielo, gonfia i fiumi e rende impossibile camminare nel folto della selva.

Attraversiamo i magnifici boschi di Kamenica lungo una strada bianca che si dipana sulle pendici dei monti. In una breve tregua del maltempo riusciamo a esplorare il bosco di Zavidovic. Lungo il ruscello che lo attraversa ci sorprendono le sue celebri sfere di roccia: perfette concrezioni di pietra sulla cui origine la scienza non sempre concorda, che infondono alla natura un’aura misteriosa e strana. Percorriamo altre strade bianche e altre splendide foreste, dove però il nostro laser non è prodigo di soddisfazioni, perlomeno riguardo i giganti che cerchiamo.

Attualmente l’albero autoctono più alto d’Europa, è stato identificato in Slovenia nei pressi di Maribor. Si tratta di un abete rosso, veramente imponente e molto bello. Sfiora il 63 metri di altezza. Ma sembra che altri alberi di dimensioni paragonabili siano presenti in Bosnia e in Montenegro.

Raggiunta Sarajevo, visitiamo il quartiere ottomano e raggiungiamo la cima del monte Trebevic, da dove le milizie serbe assediavano la città. La guerra, oltre a distruggere vite e abitazioni, ha cambiato profondamente il paesaggio che si può ammirare da lassù. Nessuna foresta, nessun grande albero si può vedere fino a dove arriva la vista.
Proseguiamo per Visegrad e attraversiamo il ponte sulla Drina immortalato da Ivo Andric, argomento delle nostre letture e conversazioni invernali, e una delle mete “storiche” del nostro del viaggio. Aldo ci accompagna all’Hotel Vilina Vlas, l’albergo degli orrori perpetrati dai Cetnici nella guerra del 1992. Ci stupisce la sua attuale opaca banalità ma il brivido freddo che a tutti attraversa la schiena mentre Aldo ci racconta cosa era successo là dentro, ci fa rimanere a lungo in silenzio.

Diretti verso il Montenegro, sotto una pioggia battente attraversiamo il confine alla volta delle Alpi Dinariche. Attraversiamo luoghi che evocano dolorosamente le recenti violenze passate, prima che la visione della natura selvaggia, dei pini a strapiombo sulle rocce e dei canyon vorticosamente percorsi da acque luminose ci portino conforto.

Una spettacolare strada tortuosa di montagna ci avvicina al massiccio del Durmitor e ai suoi segreti. Ci inoltriamo così attraverso il massiccio del Durmitor alla volta della nostra meta: il parco di Biogradska Gora. Ma anche il Durmitor ha i suoi segreti. Pini neri imperiosi e pini loricati dalle forme meravigliosamente strane, abbarbicati sulle più ripide pareti dei monti ci appaiono come custodi di luoghi inaccessibili.

Misuriamo alcuni pini neri, eretti e austeri in un bosco puro vicino alla valle del Tara. Oltrepassano facilmente i 40 metri di altezza con circonferenze superiori ai 3,5 metri.

Sperando nel bel tempo pregustiamo l’esplorazione del Biogradska Gora Park per effettuare la ricerca che fin dall’inizio è stata il cuore del nostro progetto. Andrea non sta nella pelle. Quasi non fa neppure colazione che è già in sella alla sua moto. Lasciamo di buon’ora il Durmitor per scendere verso la valle del Tara e attraversare il suo famoso canyon diretti all’antica foresta primaria. La giornata è splendida finalmente e la valle si apre di fronte a noi in tutta la sua grandiosa bellezza.

Ci siamo suddivisi in squadre, ognuna con compiti precisi e specifiche aree da esplorare. E mentre Aldo e Roberto setacciano le rive attorno al lago, Maria e Branko scendono verso la valle del Tara.

Ma nessuno di loro ha fortuna. Attorno al lago, aceri, faggi, frassini e abeti raggiungono e superano facilmente i 40 metri di altezza ma non oltrepassano mai la fatidica soglia dei 50 metri. Più a valle nessuna pianta ha dimensioni così ragguardevoli. Come era prevedibile, solo Gianni e Andrea, salendo verso i monti, incontrano alberi sempre più importanti come dimensioni. A mezza costa misurano finalmente un esemplare di abete bianco che oltrepassa i 50 metri, poco oltre un altro di 53 metri. I fusti non sono eccezionalmente grossi. Anzi. Le piante più alte sono piuttosto “filate”. Alberi più grandi e un tempo sicuramente enormi e maestosi, giacciono invece riversi a terra. Una tempesta di grandi proporzioni ha investito la foresta pochi anni addietro sradicando e facendo crollare quasi tutti gli esemplari più vecchi e quelli di dimensioni ragguardevoli. Solamente qualche grosso fusto, spaccato a metà, ha resistito alla furia degli elementi, e rimane in piedi, sebbene ferito a morte, a ricordare il glorioso passato in cui era uno dei re della foresta.

È uno spettacolo avvilente per noi che siamo giunti fin qua nella speranza di scoprire i giganti verdi che abitano nascosti tra le pendici di questi monti inaccessibili. L’unica speranza è di trovare qualche superstite, ma salendo gli abeti bianchi e gli abeti rossi cedono il passo a faggi e a vecchi aceri di monte.
Salendo ancora gli alberi riducono l’altezza, si trasformano in arbusti contorti e infine il prato si apre sopra l’immensa foresta. Guardando tutto attorno si vedono le vallate coperte di alberi e l’immensità della zona ancora da esplorare. Ma è già tardi. “Se scendiamo dalla parte più sottovento forse qualche albero si è salvato. Guarda laggiù la foresta sembra ancora intonsa” È la voglia di avventura e scoperta che si fa largo nell’animo di Andrea ma Gianni, riflessivo come sempre, spegne il fuoco “Non possiamo scendere da quella parte. Vorrebbe dire dover risalire il versante successivo e poi ricominciare a scendere. E verso dove? E quante ore di cammino? Non ti è bastato perderti nelle foreste del Cile e rischiare di non tornare più?” Il richiamo alla brutta avventura Cilena, sembra sortire l’effetto sperato. Andrea abbassa lo sguardo, ma non domo riprende “Okkei! Però almeno non ripetiamo lo stesso percorso fatto per fatto per salire. Tagliamo più a nord, proprio sopra il lago, chi lo sa, forse avremo fortuna” Gianni lo guarda quasi teneramente come vedesse un bambino che spera in un premio. Sono sudati. Hanno già camminato per ore, su e giù per il monte a misurare almeno un centinaio di piante senza troppa fortuna. “Va bene, come vuoi. Ma non correre”.
Come non avesse sentito l’ultima frase Andrea è già cinque metri avanti. Pronto a gettarsi nel folto del bosco. Come un cane dietro alla preda, come un amante che anela all’amata. Ogni tanto lo vedi voltarsi indietro, giusto per essere sicuro che Gianni lo possa seguire, poi riprende a scendere come uno che è certo di dove andare. Gianni sconsolato sbuffa, seguendo il suo compagno a fatica. Da lontano lo segue con lo sguardo per non perdere il suo percorso, ma deve stare attendo a dove mette i piedi, il legno morto, le piante cadute, i rovi vigliacchi che ti attanagliano il piede. Quasi lo perde. Poi gli pare di sentire qualcosa. Invece è silenzio quello cala improvviso. Non più il rumore di rami rotti sotto i piedi, non il passo svelto e scoppiettante di Andrea che scende. Ma solo un immenso silenzio che cala tra i fusti diritti cresciuti sul ripido costone. Guarda avanti. Vede lontano Andrea che si è fermato. Lo vede che piano tira fuori dalla sacca di cuoio il laser. Lo vede puntare lontano. Quasi immobile. I suoi gesti lenti contrastano col suo, di prima, correre irruento. Non si muove. Misura di nuovo. Lentamente. Si sposta leggero a destra di pochi passi. Senza far rumore. Come non volesse disturbare. Alza ancora il braccio con lo strumento verso la fronte. Prende lento la mira. Gianni non riesce a vedere chi o cosa sta misurando. Ancora due passi a valle. Ancora lento misura. Gianni immobile osserva la scena. Misura ancora.

Poi, finalmente, lentamente, Andrea si gira verso di lui. Da lontano lo guarda. Sorride. “L’abbiamo trovato” bisbiglia piano. Ma quel bisbiglio riecheggia nel bosco in una folata di allegria.

Gianni scende allora saltando tra i rovi e finalmente lo vede. Immenso. Lui, mai aveva visto un albero così poderoso, stagliarsi enorme, sopra tutti gli altri alberi, di almeno alcuni metri. Il tronco enorme alla base, che si rastrema gradatamente verso l’alto, poi a oltre un terzo dell’altezza i primi rami, quasi secchi, più oltre la fitta chioma verde. Su, più su, fino in cima. Dove non c’è una vera e propria punta. Ma un nido. Come di enorme cicogna. Un albero straordinariamente grande e incredibilmente maestoso. L’avevano trovato.

Andrea misura da un lato, rimisura dall’altro. Gianni segna, fa la media, collabora entusiasta. L’albero è su un crinale per cui il colletto non è in piano, quindi le misure col laser vengono prese tutte dallo stesso punto orizzontale. Per essere precisi, alla misura media totale (59,50 metri) misurata col laser, si deve sommare la metà della risultante del dislivello esistente tra il lato a monte e il lato a valle (42 cm : 2 = 21 cm). L’albero sfiora quindi di poco i 60 metri, 59,71 è la misura finale. La circonferenza a petto d’uomo è pari a 7,13 metri. Un vero gigante per la sua specie. Mi spiace solo che l’attrezzatura per l’arrampicata sia rimasta giù alla moto, probabilmente la pianta è più alta, forse anche di più di un metro. Il nido di cicogna ci impedisce di vedere l’effettiva cima e di misurarlo correttamente”. “Comunque possiamo stare contenti”, ribatte Gianni. “C’è solo un piccolo problema, ho finito le batterie del cellulare utilizzando tutto il giorno il GPS. Non riesco più a fare le foto”. “Ma dai! Vai a quel paese”, grida Andrea. Ma non è poi così arrabbiato. Il Gigante si è fatto trovare. Questo è ciò che conta. Accarezzando la corteccia rugosa “Lo chiameremo Doria GTF in onore della nostra Fondatrice”, conclude allegro, scatta poche foto col suo vecchio telefono portatile, “Tanto faranno sicuramente schifo, come quelle che fai di solito” lo canzona Gianni, e insieme scendono quasi correndo a dar la gran notizia agli altri.

La sera festeggiamo tutti insieme la fantastica scoperta ma il viaggio di esplorazione non è comunque finito.

Passiamo in Albania per una breve visita a Berat, famosa per il quartiere dall’architettura ottomana, e poi a Croia dove visitiamo la fortezza di Skanderberg. La sera siamo già in Macedonia e grazie a Roberto che ha trovato come al solito una gradevolissima trattoria, brindiamo con un ottimo vino locale alla fantastica scoperta di Doria GTF, gustando le famose trote del lago di Ocrida.
Nella piazza centrale di Ohrid ci attende uno dei platani orientali più maestosi dei Balcani: un antico albero ormai completamente cavo, il cui fusto, diviso in più parti si può tranquillamente attraversare a piedi. Discutibili interventi di dendrochirurgia e potatura hanno cercato di aiutare l’enorme pianta a sopravvivere ma forse ne hanno accelerato il deperimento. Sebbene la chioma sia ancora vigorosa, ma tutta composta da “reiterazioni” piuttosto giovani (cioè rami rinnovati non appartenenti alla struttura originaria), il fusto dimostra tutta la sua vecchiaia. In bibliografia la sua circonferenza risulta superiore ai 18 metri, ma secondo le nostre ripetute misurazioni non supera i 14. E’ possibile che la misurazioni di 18 metri sia stata effettuata prima di una ulteriore perdita di parti di fusto dovute a patogeni fungini o a manipolazioni subite dal fusto in seguito all’attività umana ma resta tuttavia una misurazione opinabile che poco ci ha convinto. Resta il fatto che comunque che anche i “soli” 14 metri di circonferenza lo pongono tra gli esemplari di questa specie più grandi d’Europa.
Intorno al lago su una strada di campagna scopriamo roverelle di dimensioni notevoli e paesaggi mozzafiato. Grazie alla mediazione di Branko, il padrone della casa in cui alloggiamo, orgoglioso del suo impianto di distillazione ci offre rakia e amicizia, proponendo l’esplorazione di vecchi pascoli. Il giorno successivo vi troveremo numerose roverelle secolari, che con i loro fusti di oltre 4 metri di circonferenza e la loro chioma globosa si stagliano in mazzo ai pascoli per dar sollievo e ombra alle mandrie.
Nel percorrere queste zone dei Balcani, abbiamo trovato anche vecchi boschi di castagni ultracentenari con circonferenze superiori ai 7 metri, e soprattutto altri platani, oltre a quello di Ohrid, di dimensioni inaspettate a conferma della capacità che possiede questa specie nel raggiungere misure veramente considerevoli. In Albania abbiamo scoperto un’intera foresta di platani dove almeno 20 esemplari superavano i 6 metri di circonferenza; uno di essi, praticamente sospeso nel vuoto scavato da un ruscello, e sostenuto solo da un “pistone” radicale, raggiungeva gli otto metri. Un altro, nel paese di Leskovik con una rigogliosissima chioma mai potata e un fusto di oltre 5 metri, ospitava una fontana zampillante inglobata all’ interno del suo tronco. Proseguendo, vicino a Tepelene, un altro platano, di quasi otto metri di circonferenza cresce sopra un fragoroso torrente che sfocia nella Viosa, fiume citato nel canto di guerra Sul ponte di Perati in cui si piange la sorte degli alpini della Julia. Di certo il maestoso albero ha visto passare sotto di sé quei poveri ragazzi e purtroppo molti altri soldati e altrettante guerre, ma ora sotto le sue chiome ci sono allegri venditori ambulanti che dietro le loro bancarelle gridano forte per superare la voce tuonante del torrente, non il rombo delle bombe o il gracchiare della mitraglia.
Lo stretto rapporto tra i grandi platani e l’acqua ci ha richiamato alla memoria l’albero della vita, alla base del quale, in quasi tutte le religioni, sgorgava una fonte zampillante. Osservare interi boschi di platani selvatici crescere accanto a fiumi e ruscelli è stato per noi, abituati a vederli allineati a delimitare i nostri viali, una esperienza emozionante.
Come avviene anche in Italia, scendendo dalle montagne e di latitudine, anche qui gli alberi perdono la tendenza ad innalzarsi verso l’alto e acquisiscono la capacità di strutturare fusti enormi, per quanto bassi e tarchiati; dotati di chiome dense e globose, possono raggiungere età ragguardevoli. Sono alberi pieni di cavità e di segni lasciati dalle ingiurie del tempo, che danno riparo ad animali, funghi, insetti, e contribuiscono a mantenere elevata la biodiversità dei boschi con il loro tramutarsi in humus e terra. Un lentissimo divenire altra vita, in tempi secolari con estrema pazienza. Un decorso verso una morte certa ma serena, piena di dignità e di rinnovate speranze.
Quando. al ritorno, abbiamo brindato al successo della nostra esplorazione, Aldo ci ha guardato tutti negli occhi e ci ha detto:

“Non dobbiamo lasciare che questo incredibile patrimonio vada perduto, dobbiamo assolutamente farlo conoscere, capirlo e rispettarlo. Perché senza conoscenza non può esserci rispetto”

E inforcando per l’ultima volta le nostre moto siamo tornati a casa ancora pieni di un rinnovato stupore per questi nostri progenitori verdi che nell’infinita varietà di forme e modi, spesso senza che noi neppure ce ne accorgiamo, ci fanno dono della loro meravigliosa e incredibile esistenza.
I semi del prossimo viaggio sono già stati piantati.