Tree of the Year 

Italia 2020 

Nel concorso italiano sarà possibile votare dal 18 settembre al 18 novembre gli alberi che più ti rappresentano e ti piacciono, dando loro un punteggio direttamente sul nostro sito. Il concorso è svolto in collaborazione con la Direzione Generale Economia Montana e Foreste del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali e seleziona prevalentemente alberi già inseriti o in corso di inserimento nell'elenco degli Alberi Monumentali Italiani (AMI).

Quest'anno i quattro candidati sono stati scelti nel genere Platanus; qui sotto puoi trovare i loro nomi e le loro caratteristiche: uno per il nord, uno per il centro, uno per il sud e uno per le isole.

Sulla nostra pagina ufficiale Facebook puoi anche raccontarci, nei commenti, perché questi alberi sono così importanti per te.

Vota, condividi, invita: più siamo, più voti ricevono gli alberi, maggiore sarà la rilevanza che acquisteranno a livello nazionale ed internazionale e quindi anche le possibilità di tutelarli adeguatamente.

Il 21 novembre 2020, giornata nazionale dell'albero, sarà premiata all'interno delle manifestazioni del TREEART Festival la pianta vincitrice del contest italiano, che difenderà l'Italia nel contest internazionale del 2021. 

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Platano dell'amore

Piantato nel parco di Villa Riccardi Toscanelli, in provincia di Pisa, nel 1917, viene così chiamato perché la leggenda narra che chi siede ai suoi piedi, si innamorerà

In principio, fu piantato lontano dalla villa perché considerato un esemplare non in buona salute.

Oggi invece si è sviluppato, immenso e maestoso, principe del grande prato, che lo ospita da quasi due secoli e accoglie gli sposi che, provenendo da ogni parte d'Italia, sotto le sue fronde vengono a festeggiare il giorno che incorona il loro amore e si fanno fotografare sotto i suoi rami arcuati o mentre accarezzano il suo poderoso fusto.

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Platano di Curinga

Il platano di Curinga è collocato in una posizione davvero inusuale: affacciato sul mar Tirreno, si sporge su di un piccolo torrente. Dall’alto della sua maestosità, quasi spettrale al calar del sole, questo “guardiano” sembra vegliare amorevolmente sul bosco.

La sua storia è avvolta nel mistero: non si sa con precisione da chi e quando sia stato piantato; si pensa sia opera dei monaci basiliani che più di mille anni fa giunsero in Calabria e costruirono in quel territorio l'odierno eremo di Sant'Elia, luogo di preghiera, solitudine e isolamento, ma il suo fusto potrebbe essere ancora più vecchio.

Il suo tronco è completamente cavo e ha un’apertura larga più di 3 metri; chi vi entra ha la sensazione di trovarsi dentro una incredibile caverna legnosa. La misura della sua circonferenza è altamente superiore alla soglia minima tanto che ancor oggi è il platano più grosso d'Italia.

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Platano di Villa Tasca

I Platani di Villa Tasca furono piantati alla fine del 1700 lungo la strada che collegava la città a Monreale, denominata Corso Calatafimi, e sulla quale si trova quello che una volta era l’ingresso principale di Villa Tasca. Fanno dunque parte dell’alberatura della antica strada di accesso a quella che una volta era un'azienda agricola ed avevano come funzione quella di garantire ombra ai carretti che trasportavano il raccolto dei campi. Sembra che anche i seggi del coro della Cattedrale di Palermo siano stati fatti con il legno di quei vecchi platani. Quelli rimanenti vengono ancor oggi chiamati Platani di Goethe perchè il poeta si sedeva sotto la loro già folta chioma forse per ammirare uno dei ficus magnolioides più grandi d'Europa che con loro condivide lo spazio in questo bellissimo parco.  

Il Platano più grande di questo antico viale oggi concorre per questo trofeo in rappresentanza di una storia millenaria dove i platani dell'isola hanno vissuto tutti gli eventi dell'isola, dai greci, all'arrivo di Napoleone e fino all'Unità d'Italia

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Platano di Agliè

E' uno degli alberi più alti del genere Platanus più alti in Europa e sicuramente il più alto d'Italia.

Si trova nel parco del Castello di Agliè e più precisamente in quello che viene chiamato Giardino Basso.

Al termine del Periodo Napoleonico, quando il Castello il Castello ritornò ai Savoia e il giardino fu ricostituito nella sua interezza: a partire dal 1839 l’architetto Xavier Kurten, sovrintendente ai giardini di Carlo Alberto, sostituì la magnificenza delle aiuole geometriche e delle fontane monumentali con sentieri tortuosi, radure e boschetti, assecondando lo spirito romantico dell’epoca. La datazione del grande platano non è certa ma nei documenti della realizzazione del Giardino Basso, di metà ottocento, è indicata la piantumazione di un già grande platano, che presumibilmente è lo stesso ancora oggi si può ammirare nella sua chioma incredibilmente sslanciata verso il cielo.

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e guarda il video di presentazione


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